Un “Sakharov” per lo spione

"Si sente in qualche modo simile a Sakharov”, aveva detto a inizio luglio di Edward Snowden il presidente russo Vladimir Putin. Allora il leaker della Nsa si trovava bloccato, ospite e ostaggio, nell’area di transito dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca, e già il paragone con il fisico russo premio Nobel per la Pace sembrava azzardato. Sono passati più di due mesi, Snowden oggi scorrazza per la Russia con un visto temporaneo (“visita il paese e impara la lingua”, ha detto il suo avvocato) e il paragone è diventato improponibile. Ma al Parlamento europeo non la pensano così.
6 AGO 20
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"Si sente in qualche modo simile a Sakharov”, aveva detto a inizio luglio di Edward Snowden il presidente russo Vladimir Putin. Allora il leaker della Nsa si trovava bloccato, ospite e ostaggio, nell’area di transito dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca, e già il paragone con il fisico russo premio Nobel per la Pace sembrava azzardato. Sono passati più di due mesi, Snowden oggi scorrazza per la Russia con un visto temporaneo (“visita il paese e impara la lingua”, ha detto il suo avvocato) e il paragone è diventato improponibile. Ma al Parlamento europeo non la pensano così. Almeno il gruppo (esiguo) costituito dai Verdi e da alcuni esponenti di sinistra, che martedì ha candidato Snowden al premio Sakharov 2013, concesso ogni anno a una personalità che si è distinta nella lotta per i diritti umani e contro l’oppressione. Negli anni il premio è andato ai dissidenti dei grandi regimi, agli oppositori della dittatura di Teheran, agli attivisti dell’Avana. I Verdi europei aggiungono l’America a questo club, e con coerenza propongono un premio a chi l’America ha contribuito a danneggiarla.
Qualsiasi opinione si abbia delle rivelazioni sul sistema di sorveglianza e sicurezza globale svelate da Snowden, difficilmente l’uomo può essere giustificato. Dopo aver trafugato decine di migliaia di documenti top secret, Snowden ha goduto dell’ospitalità di due dei governi meno raccomandabili del pianeta, quello cinese e quello russo. Disperso per le strade di Hong Kong (si è scoperto dopo che già allora ebbe ampie frequentazioni dell’ambasciata russa), bloccato nell’area transiti di Sheremetyevo, il leaker e i suoi quattro computer pieni di segreti devono aver costituito un boccone facile per i servizi segreti dei due paesi – è risibile immaginare che non ne abbiano fatto saccheggio. E dentro a quei computer c’erano documenti capaci di minare la sicurezza nazionale dell’America e di altri paesi: se non si crede agli agenti inglesi che quei documenti li hanno sequestrati a David Miranda (compagno di Glenn Greenwald, autore degli scoop), si leggano le ultime inchieste del New York Times, “ripulite” dallo stesso giornale perché piene di elementi pericolosi.
Oggi Snowden, che continua a dire di aver agito per amore dell’America, è una pedina nelle mani di Putin. Candidarlo a un premio contro l’oppressione è tristemente ironico.